Il disco è pieno e non sono solo i file temporanei

I luoghi segreti che contribuiscono a riempire il disco.
Rientra nella normalità delle cose che il disco del computer gradualmente si riempia; tuttavia, non succede solo a causa del numero dei file che aumenta, esistono infatti altri fattori, alcuni dipendenti dall’azione umana e alcuni legati al funzionamento del sistema operativo e dei programmi.
L’aumento di occupazione del disco può arrivare a livelli di rischio, vicini alla soglia di riempimento, in particolare negli ultimi anni, dove molti portatili nascono con un disco dedicato ai dati e uno decisamente piccolo, a stato solido, dedicato al sistema operativo e ai profili.
Chi sa come muoversi si fa un giro di pulizia delle cache internet e dei vari file temporanei e qualcuno si affida ad applicazione costruite allo scopo, come CCleaner. Questa vecchia linea di azione spesso non è più sufficiente.
Tabella dei Contenuti
Il disco è pieno e non si capisce la causa
Con computer in uso da molto tempo, talvolta anche da poco, la classica pulizia dei file temporanei, delle cache e del cestino si dimostra insufficiente, a maggior ragione se la pulizia di questi elementi è stata affidata al sistema di pulizia automatica del sistema operativo (Sensore di Memoria), con le ultime build di Microsoft Windows 10 è disponibile questa pratica funzionalità.
Nel nostro caso abbiamo delle procedure automatiche eseguite periodicamente, o in reazione ad allarmi di spazio, da parte del sistema RMM (Remote monitoring and management).
L’utilizzo sistemico di schemi di pulizia porta anche il migliore tecnico a soffermarsi sui contenuti classici, per poi sollevare la mano dal mouse e grattarsi i capelli, sempre che ne abbia ancora dopo una vita di problemi collegati ad un monitor e ad una tastiera.
Una strada per determinare le aree più voluminose è utilizzare delle applicazioni che calcolano la dimensione di ogni singola cartella del disco stilando una graduatoria, come ad esempio WinDirStat. Molte di queste applicazioni permettono di cancellare file e cartelle direttamente dalla lista dei contenuti, il rischio in questo caso è quello di rimuovere degli elementi fondamentali del sistema operativo.
Gli elementi bonificabili sono generalmente i seguenti:
- Cache e cronologia dei download dei browser, anche automaticamente gestita dai browser;
- File temporanei di Windows, anche automaticamente gestiti da Windows;
- Cestino di Windows, anche automaticamente gestito da Windows;
- Cartella dei Downloads, anche automaticamente gestita da Windows;
- Cartella dei download degli aggiornamenti;
- Cartella dei rollback degli aggiornamenti di Windows;
- Spazio di conservazione della shadows copy.
File temporanei
La loro presenza è inevitabile e sono divisi tra quelli di sistema nella cartella di Windows e quelli dell’utente nel percorso del account, la loro dimensione è molto variabile e strettamente legata alle applicazioni utilizzate nel computer.
Con Microsoft Windows 10 sono controllabili attraverso il Sensore di Memoria, uno strumento automatico di pulizia dei contenuti del disco.
La rimozione dei file temporanei può anche essere gestita in modo personalizzato, con degli script eseguiti da un RMM o dallo schedulatore, che forniscono la possibilità di attuare dei controlli per evitare la cancellazione di file necessari ed eliminare solo i contenuti più vecchi di una determinata data.
La cancellazione dei file temporanei può portare talvolta a dei malfunzionamenti di alcune applicazioni, ho vissuto due situazioni spiacevoli strettamente legate alla rimozione di questi file.
Agli inizi del 2022 sono stato allertato perché il client di un gestionale si scollegava dal server, lasciando in sospeso delle elaborazioni, dall’intervista del personale è emerso che il fenomeno si verificava ad una specifica ora della giornata. L’analisi dei computer ha messo in evidenza, che per qualche ragione, si era attivato lo strumento di pulizia di Windows, questo cancellava i file di sessione del client del gestionale causandone la sconnessione.
In questo caso la creazione di uno script Powershell usato come monitor nel RMM ha riconfigurato la funzionalità di Windows evitando che la sua modalità di funzionamento potesse essere modificata, la pulizia dei file temporanei è tornata sotto il totale controllo della procedura eseguita dal RMM.
Sempre nel corso del 2022 ho installato un programma di gestione per il controllo di un servizio MSP, stranamente il programma smetteva di funzionare e doveva essere rimosso e nuovamente installato. Le verifiche del caso hanno in seguito evidenziato che il setup creava una copia di esecuzione nella cartella temporanea dell’utente, dalla quale veniva eseguita una parte del programma; quindi, la pulizia dei temporanei cancellandola generava un errore di esecuzione. Anche in questo caso il problema è stato risolto aggiungendo delle esclusioni allo script di pulizia, successivamente il produttore ha corretto il setup.
Il cestino
Per quanto possa sembrare buffo, mi è capitato in diverse occasioni sentirmi dire di non svuotare il cestino del computer, perché l’utente lo usa come archivio temporaneo, il che significa che il cestino non può essere svuotato per tutta l’esistenza dell’utente.
Con Microsoft Windows 10 il cestino può essere pulito dal Sensore di Memoria, che può essere configurato per cancellare i contenuti presenti nel cestino da più di un certo numero di giorni.
In modo analogo l’operazione può essere svolta da uno script Powershell eseguito da un RMM o dallo schedulatore. Il vantaggio dello script è che la sua modalità di esecuzione può essere direttamente calibrato, nel caso del Sensore di Memoria deve essere configurato individualmente in ogni singolo computer, l’operazione di configurazione può essere svolta da uno script che opera su delle specifiche chiavi dei registri.
La maledizione della cartella dei Download
Nella seconda decade del millennio è diventata di moda una cartella di sistema, spesso ignorata o poco considerata, dove finiscono molti contenuti senza che ci facciamo caso, la cartella Downloads dell’utente. Questa cartella, come il cestino, è diventata in molti casi un archivio temporaneo, dove spesso si trovano contenuti di diversi anni prima.
I browser Internet parcheggiano di default il materiale scaricato in questa cartella. La quasi totalità del materiale salvato rimane fermo a fare le ragnatele, accumulando centinaia di giga di contenuti.
Anche per questa cartella troviamo la sua gestione di pulizia nel Sensore di Memoria di Microsoft Windows 10, con la possibilità di impostare un periodo di conservazione.
In modo analogo l’operazione può essere svolta da uno script Powershell eseguito da un RMM o dallo schedulatore. Il vantaggio dello script è che la sua modalità di esecuzione può essere direttamente calibrato, nel caso del Sensore di Memoria deve essere configurato individualmente in ogni singolo computer, l’operazione di configurazione può essere svolta da uno script che opera su delle specifiche chiavi dei registri.
Gli aggiornamenti di Windows
È inevitabile che gli aggiornamenti del sistema operativo occupino dello spazio, che è necessario per permetterne l’applicazione. Le aree interessate da questa procedura e su cui è possibile intervenire sono due.
Cartella dei download degli aggiornamenti
Gli elementi necessari per gli aggiornamenti vengono scaricati e conservati nel tempo in una specifica cartella (C:\Windows\SoftwareDistribution\Download), per quanto non siano particolarmente ingombranti, fatta eccezione per i Feature Upgrade, con il passare del tempo costituiscono un considerevole dispendio di spazio.
Uno script gestito da un RMM o dallo schedulatore può verificare la presenza di vecchi contenuti e provvedere alla loro rimozione.
È importante ricordare che se gli aggiornamenti sono configurati per non essere eseguiti in automatico o non essere scaricati, ma solo segnalati, la procedura di Windows scarica comunque i contenuti.
Cartella dei rollback degli aggiornamenti di Windows
Ogni aggiornamento del sistema operativo crea dei contenuti necessari per la sua rimozione, questi contenuti sono conservati nel tempo in una specifica cartella (C:\Windows\servicing\LCU), ogni rollback occupa non meno di un giga byte di spazio.
I contenuti di questo percorso hanno dei permessi di accesso estremamente variabili, che ne rendono (in questo momento) impossibile la rimozione automatica per mezzo di procedure script.
Le shadows copy
Il sistema operativo Microsoft Windows dispone di uno strumento, le shadows copy, pensato per salvare delle fotografie del contenuto del disco in modo periodico o in concomitanza con delle installazioni di nuovi software o di aggiornamenti. Lo scopo è quello di disporre di un’immagine recuperabile per ripristinare uno stato del sistema operativo, tale strumento non è da confondersi con un sistema di Backup.
Le shadows copy sono inoltre utilizzate dalle soluzioni di backup evolute, che le utilizzano per avere un’immagine statica del contenuto dei dischi dal computer dalla quale generare un backup affidabile.
Lo spazio messo a disposizione delle shadows copy può essere configurato rispetto alla dimensione complessiva del disco, così da impedirne il riempimento, anche se il risultato sarà una graduale diminuzione dello spazio disponibile, fino al raggiungimento della soglia e all’intervento della rimozione automatica delle vecchie immagini.
È pertanto importante controllare la presenza di immagini salvate e lo spazio occupato nel disco, per procedere se necessaria ad un ridimensionamento.
Il metodo più diretto per determinare l’esistenza di immagini è attraverso il comando “vssadmin list shadows”, da eseguire da una console CMD o Powershell con permessi di amministratore.
Con l’ausilio di Powershell, con permessi di amministratore, è possibile ottenere delle informazioni relative all’occupazione del disco da parte delle diverse immagini presenti.
$Space = Get-WMIObject Win32_ShadowStorage | Select-Object @{n=’UsedSpaceGB’;e={[math]::Round([double]$_.UsedSpace/1GB,2)}}, Volume
foreach ($Used in $Space.UsedSpaceGB) {
$Used += $Used
}
write-host "Space used (GB): " $Used
$Space
Con il trascorre del tempo può essere opportuno rimuovere le immagini più vecchie, a beneficio dello spazio. Per la rimozione si può ricorrere al comando “vssadmin delete shadows”, eseguito in una console CMD o Powershell con privilegi di amministratore.
Utilizzando soluzioni di backup di tipo BCDR, la generazione automatica di punti di ripristino è da noi disattivata, lasciando il pieno controllo dello strumento shadows copy al sistema di backup.
Conclusione
Appare evidente che molti dei problemi di spazio insufficiente sul disco sono legati a diversi meccanismi di funzionamento del sistema operativo e di come noi lo utilizziamo. Mantenendo sotto controllo gli elementi descritti, diventa possibile isolare la causa frequente di spazio insufficiente.
La decisione di cancellare i contenuti totalmente e parzialmente è poi lasciata ad ogni amministratore, dove per le cartelle accessibili all’utente è opportuno stabilire delle strategie condivise.
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