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Malva Sylvestris

Malva Sylvestris

Le condizioni climatiche, in alcune aree, sono da qualche settimana idonee alla crescita della Malva, come ogni anno l’amico a quattro zampe Dojo ha iniziato la sua ricerca di questa pianta, quest’anno avvalendosi anche delle sue allenate capacità olfattive.

Nel corso delle uscite in zone ancora un minimo selvatiche, accompagnato solo dai miei cani e quindi libero di osservare e riflettere, mi sono concentrato su cosa accade durante queste attività di “caccia”. Quello che appare evidente, osservando l’amico cane, è che dietro queste abbuffate si innescano anche altre dinamiche positive per l’amico a quattro a zampe.

Ho pensato di condividere con voi le mie osservazioni, consapevole di poter sbagliare, ma per comprendere è importante condividere e confrontare le proprie idee con gli altri, come è importante sedersi nell’erba ed ascoltare cosa ha da dire il proprio amico cane.

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Cosa è la malva?

(fonte: Mallow Weed: The Wild Commestible That also a Love PotionGarden Betty)

La Malva è generalmente considerata un’erbaccia, che nei climi miti inizia a manifestarsi negli spazi trascurati già attorno a novembre. Ha delle radici molto profonde e legnose, che la rendono difficilmente eliminabile.

La Malva comune appartiene alla stessa famiglia dell’Ibisco, con dei fiori piccoli e quasi insignificanti rispetto alla crescita possente delle foglie, che per struttura assomigliano molto a quelle dei gerani, che la rendono facilmente riconoscibile. L’aspetto delle foglie è migliore durante il periodo invernale e primaverile, quando i terreni sono più umidi.

Compare frequentemente nella medicina olistica, in particolare nel corso della storia, tra misticismo e realtà curativa, in particolare le sue radici sono di maggiore interesse (anche per i cani), a causa della mucillagine ricca di proteine e carboidrati che le permea, oltre all’alta concentrazione di acqua.

Questa mucillagine, l’ha resa, nella storia, un importante rimedio antinfiammatorio per curare le irritazioni del tratto digerente e urinario, nonché la tosse infiammatoria.

Nella medicina sudafricana era usata per la cura delle ferite e in quella dei nativi americani per trattare gonfiori e piaghe. Nell’erboristeria moderna è adottata per il trattamento di punture di insetti e gonfiore dei muscoli.

Poco meno di duemila anni fa ne parlava anche Plinio il Vecchio, in toni più mistici, secondo le sue “ricerche” era un afrodisiaco, che usato sulla donna stimolava il desiderio sessuale a livelli infiniti.

Perché mangiarla?

La Malva può essere mangiata, ma il suo sapore non è particolarmente interessante, in generale assume il sapore degli altri ingredienti presenti nel piatto. Da un punto di vista del gusto potremmo lasciarla dove si trova, ma le sue caratteristiche nutrizionali sono un’altra cosa.

Contiene un elevato quantitativo di vitamina A, in particolare le foglie giovani, di vitamina B e C, a cui si aggiungono Calcio, Magnesio e Potassio. La presenza di mucillagine anche nelle foglie, le rende utili come addensanti per le zuppe e gli stufati. Volendo è anche possibile saltare in padelle le foglie per ottenere delle patatine di malva.

Come per il finocchio, anche questa pianta è interamente commestibile, dalle radici ai piccoli frutti.

E il cane?

Molti cani si lanciano in vere e proprie battute di caccia per stanare le radici, in alcuni casi per dissetarsi, ma probabilmente per trarre beneficio dalla ricchezza di Sali minerali contenuti nelle radici, che alla fine del periodo invernale potrebbero essere in difetto nel metabolismo dell’animale. Un altro fattore può essere la necessità di risolvere alcune problematiche del tatto gastrico, grazie all’effetto antinfiammatorio.

Oltre a questi aspetti puramente salutari, quello di cui mi sono reso conto è anche l’efficacia sugli aspetti “mentali” dell’amico cane, durante la ricerca della Malva si verificano alcune cose:

  • Attività olfattiva di ricerca
  • Problem solving
  • Attività di scavo
  • Attività di strappo
  • Masticazione

Osservando il cane si nota che la Malva viene spesso cercata naso a terra, una vera e propria ricerca olfattiva del bottino, l’uso finalizzato del naso è un’attività molto importante per il cane, a livello mentale è molto stancante e mantiene allenati i ricettori olfattivi. La stanchezza derivante dalla ricerca è reale, coinvolge tutto l’organismo e conduce ad uno stato di appagamento, che si finalizza con il raggiungimento dell’oggetto desiderato, senza aiuto alcuno da parte dell’umano, siamo quindi anche nell’ambito del problem solving (come ottenere la radice).

Trovata la pianta di interesse, perché non tutte suscitano il reale interesse dell’amico cane, inizia l’attività di estrazione della parte più interessante, in alcuni casi, in particolare i cuccioli senza esperienza, si soffermando sulla porzione di gambo che fuoriesce dal terreno. L’azione di scavo è generalmente delicata”, per quanto lo possa essere, infatti il cane cerca di esporre una sezione della radice in modo da poterla afferrare con i denti ed estrarla, pertanto lo scavo è molto superficiale. Il movimento esercitato con le zampe anteriori costituisce un’attività muscolare rilevante dell’arto, che coinvolge completamente le falangi, il carpo e il metacarpo, contribuendo anche alla limatura delle unghie, compresa quella del “pollice”, che svolge una funzione di presa. Talvolta la raspata iniziale serve solo ad esporre una porzione per permettere una migliore presa degli odori, dopo la quale il cane potrebbe spostarsi su un altro punto ed ignorare il ritrovamento.

Dopo aver esposto una porzione della radice, tale da permettere una presa con i denti, inizia un’azione che sembra un meccanismo predatorio, in questo contesto è interessare confrontare l’azione di strappo e masticazione con quella eseguita su un pezzo di carne, la similitudine è totale. In queste rapide azioni di strappo e masticazione è notabile una postura di appagamento nel muso, il corpo è quasi sempre reclinato in avanti e pronto alla presa.

È possibile notare che il cane mastica solo la parte radicale e una sezione limitata del gambo, lasciando le foglie a terra.

È frequente osservare, in presenza di un consistente quantitativo di piante, che diversi cani si dedicano a questa attività restando affiancati senza mostrare segni di intolleranze gli uni verso gli altri, talvolta condividendo il medesimo ceppo.

Al termine della caccia alla Malva il cane torna a casa e quasi sempre, completati i saluti, si va a posizionare sulla cuccia ed inizia a dormire serenamente e profondamente.

Per queste ragioni non mi oppongo più al fatto che il mio amico cane si diletti in questa attività, la somma degli effetti benefici è tale da renderla preferibile a due ore di corse. La cosa a cui presto attenzione, è che non si mangi un intero campo, considerando che l’apparato digerente del cane non è progettato per trasformare al meglio i vegetali e che possono generare fermentazione e gas.

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