La processionaria è sempre più presente ed estremamente pericolosa
Il bruco della processionaria è così chiamato per la sua caratteristica di procedere l’uno accodato all’altro in una lunga processione, grazie ad una scia di feromoni depositata per permettere il ritorno al nido.
I bruchi vivono all’interno di sacche appese ai rami degli alberi di pino o di quercia, dove fanno ritorno dopo aver banchettato al suolo. La tipologia di albero “bersaglio” è anche legata alle aree geografiche.
Possiamo trovare la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea).
Il loro numero e tempo di permanenza aumenta ogni anno grazie alle temperature sempre più favorevoli e in particolare agli inverni sempre più miti, infatti sotto i 10 gradi non sono attive e perdono di vitalità sopra i 20 gradi. In condizioni ideali la loro muta si completa nel mese di luglio, riducendone il numero.
I bruchi, che misurano 2-3 cm, marciano in lunghe processioni verso le cime degli alberi di notte e possono rovinare le querce mentre banchettano con le giovani foglie, in alternativa si nutrono anche degli aghi di pino al suolo.
Un bruco maturo ha fino a 700.000 peli, che possono essere diffusi dal vento, per subirne gli effetti è sufficiente entrare in contatto con la peluria al suolo o in sospensione nel vento, non è necessario entrare in contatto con il bruco.
La processionaria ha pochi predatori, anche gli uccelli la mangiano raramente a causa della sua peluria irritante e dal gusto sgradevole.
È interessante l’esperimento realizzato dal naturalista Henri Febre, che ha posizionato i bruchi in cerchio attorno ad un vaso, in modo da riprodurre una processione circolare senza interruzioni, con il risultato che i bruchi si sono mossi in cerchio per sette giorni seguendosi l’un l’altro.
I nidi possono essere rimossi, ma l’operazione è rischiosa, infatti il contatto accidentale con la peluria può causare seri danni all’operatore, inoltre bruciare i nidi può comunque causare la dispersione della peluria nell’aria senza distruggerla completamente, è importante che l’operazione di rimozione venga svolta da personale esperto.
Un’alternativa è quella di creare una sorta di trappola attraverso un collare posizionato attorno al tronco dell’albero in modo da spingere i bruchi a muoversi verso una sacca piena di terra, ingannando il bruco e spingendolo a scavare per la mutazione. La sacca può essere successivamente smaltita in sicurezza.
Un’altra possibilità è l’impiego del Bacillus thuringiensis, un batterio spora che una volta ingerito determina la formazione di delta-endotossine, che sono innocue per gli esseri umani e gli animali in genere, ma sono tossiche per le larve. L’uso di questa soluzione è stata però vietata in molti paesi.
A parte i danni causati agli alberi, la sottile peluria presente sulla schiena contiene una proteina irritante, che provoca una grave irritazione, dermatite e in alcuni casi una reazione allergica, sia per l’uomo che per gli animali. Anche dopo la morte del brusco i peli rimangono tossici, pertanto è importante prestare molta attenzione quando si porta il cane in zone dove sono stati presenti questi bruchi, le tracce del loro passaggio possono essere ancora presenti.
È molto alta la probabilità che il cane venga colpito sul muso o in bocca, per la semplice azioni di annusare il terreno o il bruco stesso, i primi sintomi di contaminazione sono vomito e gonfiore della lingua.
Quando si sospetta che l’amico cane sia entrato in contatto con il bruco è fondamentale raggiungere immediatamente il veterinario, se questo non è possibile si può eseguire un lavaggio per ridurre la presenza della peluria e i suoi effetti.
Come primo intervento è importante lavare con acqua le parti colpite e le zone circostanti, nel caso della bocca bisogna agire in modo che il muso sia rivolto verso il basso, così che l’acqua di lavaggio porti la peluria verso il terreno e non vero la gola, gli occhi o il naso, causando danni interni.
Come lenitivo, in particolare per la bocca, è utile una soluzione di acqua e bicarbonato, utilizzabile anche sul corpo nelle zone colpite, l’acqua ossigenata può dare dei benefici, ma sono noti gli effetti collaterali in particolare a carico del tratto digerente, assolutamente da non usare l’ammoniaca.
Per ostacolare l’azione della proteina tossica è possibile adottare degli accorgimenti omeopatici, che non costituiscono una cura, ma solo un accorgimento tampone in attesa di raggiungere il veterinario più vicino, non necessariamente il proprio. È comunque importante prestare molta attenzione nell’uso di prodotti, anche se di origine omeopatica, potremmo avere reazioni inattese a causa di sensibilizzazioni specifiche del particolare cane.
- istamina Poumon 3 o 5ch – 3 granuli (per allergie respiratorie)
- Apis mellifica 3 o 5 ch – 3 granuli (per punture di insetti che causano gonfiore)
- Belladonna 9CH – 5 granuli (febbre, ecchimosi …)
La somministrazione dovrebbe avvenire ogni 15 minuti fino a trovare un veterinario.
Per il lavaggio è importante non usare prodotti chimici che causerebbero ulteriore irritazione, la peluria non agisce come un pungiglione di insetto o un morso, pertanto non sono presenti fori da cui far defluire la tossina.
Durante le azioni sull’amico cane è importante proteggere sé stessi, la peluria potrebbe trasferirsi dal pelo alle mani o alle braccia, anche al viso. È importante usare sempre dei guanti prima di prestare soccorso, in particolare in questi casi, dove l’effetto urticante sull’uomo ha gli stessi impatti che ha sul cane.
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