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Alcuni giochini travestiti da post nei social possono nascondere scopi nocivi.

Alcuni giochini travestiti da post nei social possono nascondere scopi nocivi.

Oggi niente programmazione o tecnologica, semplicemente una riflessione sul mondo dei social network e su quanto ci transita e a cui prestiamo attenzione, per il semplice fatto che ci diverte.

Navigando in alcuni social è capitato a tutti di incappare in qualche quiz a questionario o post che chiedono di digitare la frase ottenuta unendo specifici caratteri ottenuti da alcuni dei nostri dati anagrafici, il tutto per determinare come si è, a che animale si corrisponde, i pregi del segno zodiacale e via dicendo.

È una tipo di post che risulta simpatico e molto rapido da seguire, che non richiede una perdita di tempo per avere un qualche tipo di feedback giocoso da condividere, inoltre sono tutti elementi che consideriamo istintivamente innocui; tuttavia, recentemente mi sono trovato a riflettere su un fattore interessante, ovvero la tutela della propria esistenza.

Tabella dei Contenuti

Il mondo è pieno di brave persone che fanno cose cattive!

Le fonti di questi giochini

Quali siano le fonti di questi post in realtà non lo sappiamo, anche se compare qualche marchio di fabbrica, quello che noi vediamo è una delle decine di migliaia di condivisioni; quindi, un qualcosa che ci viene rimandato da un nostro contatto e pertanto per noi diventa qualcosa di accettabile e a cui dare un seguito. Nella preistoria di Internet ci infastidivano le così dette “catene di Sant’Antonio”, ma questi post non sono di fatto molto diversi, salvo una diffusione su una scala incalcolabile.

A questo punto andiamo a digitare quando richiesto, per sapere se siamo stronzi o cordiali, questo è uno dei test che da molti anni si presenta in varie forme e rivolto ad un target femminile.

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Comunichiamo quella che sembra una briciola di noi a qualcuno che non conosciamo per avere un responso estratto probabilmente a sorte da una lista, ma quella briciola è sicuramente salvata da qualche parte con altre finalità.

Come farei per ottenere informazioni

Volendo realizzare una raccolta di informazioni sul maggior numero di individui, senza chiedere permessi espliciti, per poi usarlo a fini commerciali o peggio per compiere azioni meno lecite, il social è una via molto comoda e scarsamente individuabile.

È sufficiente realizzare un considerevole numero di applicazioni social nella forma di quiz, ognuna da quali richiede qualcosa di diverso e in modo diverso, la loro creazione è molto semplice e richiede pochi minuti, le si deposita quindi in spazi server diversi, magari “rubati” attraverso azioni di hacking e quindi non riconducibili ad uno specifico individuo.

Le informazioni ottenute vengono quindi inoltrate dai punti di raccolta ad un ulteriore concentratore, sarebbe bello un database vero, ma volendo restare nell’anonimato li si invia come file o stringhe di caratteri sulla rete Tor. Dalla rete di raccolta vengono travasati nell’archivio finale, i file raccolti sono già nel formato giusto per un’importazione rapida.

Il ciclo di vita di ogni catena può essere anche di poche ore, più che sufficienti per raccogliere migliaia di informazioni.

Cosa si ottiene dal nome del cane

Dal nome del cane da solo non si ottiene molto, ma l’informazione associata è che il soggetto che ha risposto possiede un cane, che deve essere portato in passeggiata più volte al giorno.

Con questo banale giochino è possibile chiedere qualsiasi cosa, sapendo che una buona parte degli utenti risponderà per avere la banalità promessa. La risposta può essere semplicemente il click dell’immagine per avere un responso sulla base di quanto letto nel profilo.

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Il nome della persona non serve, con buona probabilità è leggibile dal profilo insieme ad altre informazioni rese pubbliche dall’utente e che nei “clicca qui” l’utente ne autorizza la lettura.

Le richieste tipiche sono la data di nascita; il segno zodiacale; il nome del migliore amico; l’animale preferito; il possesso di un’animale; gli orari di lavoro; la città di nascita e tanto altro.

Le risposte sono banali e prese singolarmente di scarsa importanza; tuttavia, messe insieme possono delineare un profilo completo che porta all’individuazione geografica della persona e peggio ancora alle sue abitudini quotidiane, tanto da capire in quali orari la casa è vuota, oppure una donna si trova da sola a passeggiare con il cane in un certo parco.

Essendo pubblici buona parte dei contenuti dei profili, il passaggio di un programma di analisi può avere ulteriori informazioni sui soggetti in un secondo momento, ma restiamo al livello base.

E quindi?

E quindi niente, fatto salvo che spesso contestiamo a qualcuno che con una sua azione sta violando la nostra privacy, per poi essere noi stessi ad esporci giocando.

Quando si usa uno strumento informatico di socializzazione è bene riflettere un paio di secondi prima di cliccare e valutare a quanti messaggi simili abbiamo dato una risposta e quanto di noi abbiamo già detto senza saperlo.

Ricordiamo inoltre che diamo informazioni anche attraverso le fotografie che pubblichiamo, uno scatto fatto in casa potrebbe rivelare delle informazioni su quanto possediamo e su come lo proteggiamo.

Pensiamo ad uno scatto che inquadra la centralina dell’impianto dall’allarme o i sensori antintrusione della finestra.

Anche l’uso di profili anonimi, i cui dati inseriti non sono reali, può fornire un numero illimitato di indizi sulla persona o le persone che lo alimentano.

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Il social è bello, ma non tutti quelli che ci transitano lo fanno con buone intenzioni.

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